Dopo, e oltre, l’ukiyo-e: Shin-hanga

1. Nascita e sviluppo dello Shin-hanga.

L’ ukiyo-e fiorì durante tutto il periodo Edo (1615-1868), fino all’era Meiji (1868-1912). Quest’ultima segnò l’apertura all’Occidente: la concorrenza di nuove tecniche quali la litografia e, più tardi, la fotografia determinò il declino dell’ukiyo-e che viveva sia della produzione di libri illustrati, sia di commesse di tipo essenzialmente pubblicitario da parte di teatri kabuki, ristoranti e giornali. Per sopravvivere, la stampa su matrici di legno doveva rinnovarsi nello stile e guardare ad un nuovo mercato: quello occidentale.

Kawase Hasui, Shiba Zôjôji, from the Series Twenty views of Tokyo

Fu questa la straordinaria intuizione di una figura carismatica di nome Watanabe Shōzaburō (1885–1962) che fu all’origine, nei periodi Taishō (1912-1926) e Shōwa (1926-1989) e, precisamente, dall’inizio della prima guerra mondiale fino alla morte dello stesso Shōzaburō, dello Shin-hanga, il movimento delle “nuove stampe”.

Shōzaburō era un editore che raccolse intorno a sé un gruppo di artisti poveri e rilanciò la tecnica tipicamente giapponese delle stampe su matrici di legno prodotte dalla collaborazione del “quartetto” tradizionale dell’hanmoto (la bottega o atelier dell’ukiyo-e), formato da editore, artista, incisore e stampatore. A differenza delle stampe ukiyo-e che erano considerate dal pubblico giapponese un prodotto perlopiù artigianale destinato alla diffusione di massa e dunque di basso profilo artistico, le stampe Shin-hanga aspiravano ad essere considerate come prodotti artistici veri e propri.

2. Temi ed autori.

Le “nuove stampe” si ponevano in continuità con la tradizione dell’ukiyo-e, ma la rinnovavano al tempo stesso: i temi erano quelli classici, cioè i paesaggi (fukeiga), le vedute famose (meisho-e) e le rappresentazioni di figure femminili (bijinga), attori (yakusha-e) e piante e animali (kachōga); lo stile era nuovo, ispirato all’Impressionismo e al Realismo e più vicino al gusto occidentale. Gli artisti Shin-hanga eliminarono infatti la linea di contorno nera dell’ukiyo-e e, rispetto a quest’ultimo, adottarono una più ampia gamma di tonalità con una predilezione per i colori tenui e le gradazioni delicate. Essi utilizzarono il chiaroscuro, lo spazio profondo e la resa tridimensionale degli oggetti e adottarono una luce naturalistica.

Hiroshi Yoshida (1876-1950), ad esempio, è noto per aver realizzato con le sue stampe esperimenti tipicamente impressionistici, rappresentando cioè uno stesso soggetto in diversi momenti del giorno per studiare l’effetto della luce. Infine, nella rappresentazione della figura umana, gli autori Shin-hanga diedero rilievo ai sentimenti e all’indole individuali.

Shinsui Ito, First Series of Modern Beauties, Paper Lantern

A confronto con la vitalità che aveva caratterizzato l’ukiyo-e, le stampe Shin-hanga sono pervase dalla nostalgia per un mondo in rapida dissoluzione: quello del Giappone rurale e degli edifici in legno, delle barche di pescatori e delle geishe in abito tradizionale. I paesaggi, ad esempio quelli di Kawase Hasui (1883–1957), che costituiscono la maggior parte della produzione di questo movimento, rappresentano spesso scenari minacciati o spazzati via dall’urbanizzazione e sono dunque espressione di una visione romantica e malinconica del Giappone, molto suggestiva per gli occidentali.

I più importanti artisti del gruppo di Watanabe Shōzaburō furono Kawase Hasui per i paesaggi, Ohara Koson (1877-1945) per le raffigurazioni di piante e animali, Natori Shunsen (1886-1960) per quelle degli attori e Itō Shinsui (1898-1972) per i bijinga.

Ohara Koson, Kingfisher and Irises

Sebbene lo Shin-hanga abbia avuto come promotore e figura di riferimento incontrastata Watanabe Shōzaburō, esso annovera al suo interno anche artisti che non fecero parte del suo atelier quali Hiroshi Yoshida e Goyo Hashiguchi (1880-1921).

Hiroshi Yoshida, The Golden Pavilion

Infine, anche alcuni artisti occidentali vissuti in Giappone produssero stampe nello stile Shin-hanga, come ad esempio Fritz Capelari (1884-1950) che ebbe un’iniziale collaborazione con Watanabe Shōzaburō.

3. Declino dello Shin-hanga.

Lo Shin-hanga ebbe subito grande successo all’estero. Solo il grande terremoto del Kantō del 1923 determinò una breve battuta d’arresto: nell’incendio che ne divampò fu distrutto l’atelier di Shōzaburō e tutte le matrici di legno andarono perdute. Per questo motivo le stampe Shin-hanga precedenti la data del terremoto hanno grande valore fra i collezionisti. L’attività del movimento riprese però ben presto e il suo successo internazionale fu mantenuto fino agli anni Trenta. Importantissime per la sua fortuna furono, ad esempio, le mostre tenutesi al Toledo Museum of Art in Ohio nel 1930 e nel 1936. In patria invece le “nuove stampe” furono considerate una replica dell’ormai superato ukiyo-e, poco valorizzato in Giappone in quanto considerato, come si è detto, una produzione artigianale fatta per incontrare il gusto delle masse. Ad esse non fu dato, ad esempio, alcuno spazio nell’ambito della mostra di belle arti Bunten organizzata dal ministero dell’istruzione.

La corrente conobbe un declino con l’aumentare del controllo del governo militare sulle arti e sulla cultura in tempo di guerra; inoltre, con l’invasione della Cina e, soprattutto, dopo l’attacco a Pearl Harbor nel 1941, le commesse statunitensi cessarono del tutto. Il movimento continuò la sua attività dopo la seconda guerra mondiale, ma non si riprese mai completamente data l’età avanzata dei suoi esponenti. Esso si dissolse infine con la morte di Watanabe Shōzaburō nel 1962, sebbene alcuni artisti di livello come Toshi Yoshida (1911-1995) abbiano continuato anche dopo a creare stampe nel caratteristico stile Shin-hanga.

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